LA GIOIA
- ADI Giugliano in Campania
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… La sera ci accompagna il pianto; ma la mattina viene la gioia.” (Salmo 30:5)

Il popolo di Dio è un popolo generalmente gioioso che a differenza di quello che accade nel mondo riesce ad avere una gioia anche in tempi dove tutti sembrano scoraggiati.
La Gioia è proprio una caratteristica del credente, il quale è allegro per via della speranza in Cristo e delle promesse nella sua Parola: ciò che è riservato ai Figli di Dio, infatti, è un futuro glorioso insieme al proprio Salvatore nei secoli dei secoli, amen. Eppure, basta visitare una chiesa anche piccola per accorgersi che non tutti i credenti sono gioiosi; anche i credenti possono attraversare momenti di difficile prova per la loro vita e spesso quando arriva una difficoltà è facile soccombere sotto i primi colpi della battaglia.
Nel primo libro dei Re possiamo trovare un esempio scritturale della mancanza di Gioia, talvolta indicato da alcuni come un caso biblico di “depressione”, in particolare riferimento a quanto accaduto al profeta Elia, il quale fuggì scoraggiato dopo le minacce di morte subite da Izebel, moglie del re Acab.
Il mito del credente sempre allegro è solo un concetto sbagliato del quale ci dobbiamo liberare, ma anche l’opposto di questo concetto è da valutare attentamente poiché non può esistere nemmeno un credente sempre triste…
Abbiamo letto, infatti, che il pianto è destinato a tramontare (sera) e la gioia deve sorgere (mattina). Nel cuore del credente dopo il tramonto viene sempre una nuova alba di gioia, perché il sole divino sorge nei nostri cuori “ed esso è simile a uno sposo che esce dalla sua camera nuziale; gioisce come un prode lieto di percorrere la sua via.
Egli esce da un’estremità dei cieli e il suo giro arriva fino all’altra estremità; nulla sfugge al suo calore.” (Salmo 19:5-6).
Colui che è risorto e vive nei nostri cuori porta automaticamente un frutto di gioia, perché essa è uno dei frutti dello Spirito (Galati 5:22), difatti se un albero si riconosce dai propri frutti allora “colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla.” (Giovanni 15:5).
Durante l’anno ci sono stagioni nelle quali gli alberi non producono frutto, ma non esistono alberi che durante l’anno non producono affatto frutti! Così è la vita del credente, magari durante l’inverno non porta frutto, ma in primavera si inizia a intravedere quel meraviglioso frutto di gioia come conseguenza della nuova creatura che siamo in Cristo.
Non esiste una chiesa triste. Una chiesa triste è anche una chiesa debole perché è scritto in Neemia 8 al capitolo 10 – “non siate tristi; perché la gioia del Signore è la vostra forza”.
Ecco il motivo per cui è impossibile che la chiesa di Dio sia una chiesa triste; ciò significherebbe che siamo anche una Chiesa debole, e noi sappiamo che non è così, perché ci è stato dato il Consolatore, il Consigliere ammirabile, un Avvocato presso il padre, il Salvatore, il Buon Pastore che ci guida lungo le acque calme, Cristo Gesù il Signore. Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?
Caro credente… e tu chiesa d Dio! Rialza il capo, ricerca la Gioia!
Dio non cambia, e mai cambierà, ma la nostra attitudine verso di Lui può cambiare; basta analizzare il nostro modo di porci verso Dio come è cambiato radicalmente. Durante il risveglio pentecostale in Italia, quando i credenti si trovavano alla presenza di Dio si riunivano nella semplicità più totale, e nella loro umiliazione nei confronti di Dio, adoravano il Signore con un particolare fervore che li spingeva a manifestare anche fisicamente ciò che stavano vivendo spiritualmente in quel momento.
Essi venivano definiti “pazzi” oppure “tremolanti” e tutto ciò non fa altro che ricordarci come venivano visti e definiti anche i credenti negli Atti degli Apostoli.
I canti e gli Inni contenevano ampiamente importanti fondamenti della dottrina biblica fino a contenere veri e propri passi biblici all’interno e avvicinavano il credente sempre di più alla conoscenza di Dio (e quindi alla fede!! Perché la fede viene dall’udire la Parola di Dio!).
Anche la line melodica e il ritmo utilizzato erano una componente che indicava il sentimento espresso dal fratello al momento dell’ispirazione e della scrittura dell’inno. Tutto era svolto in funzione dello Spirito.
Il predicatore attendeva di ricevere la Parola per la predica direttamente dallo Spirito Santo prima di predicare, ogni preghiera era guidata e fatta attraverso lo Spirito (...pregando mediante lo Spirito Santo, Giuda 1:20), gli inni erano spirituali (…parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, Efesini 5:19), e tutto il resto che veniva fatto e vissuto era tutto alla gloria di Dio, esattamente come negli Atti degli apostoli.
Se dovessimo osservare quanto accade oggi, potremmo notare facilmente come l’esperienza nelle nostre chiese sia differente dalle manifestazioni osservate durante il risveglio pentecostale (premettendo che la chiesa dovrebbe essere SEMPRE sveglia).
Le riunioni di preghiera non hanno più come tema centrale la ricerca dello Spirito Santo, dei suoi carismi e le sue manifestazioni, ma sono sempre più incentrate su un culto settimanale.
Molte testimonianze e preghiere vengono innalzate ma sembrano non essere più Cristocentriche ma Antropocentriche, con testimonianze che parlano più di quello che facciamo noi piuttosto che di ciò che ha operato Dio; preghiere sempre meno frequenti e basate sulla richiesta piuttosto che sull’invocazione di Gesù (non che sia sbagliato chiedere, ma è importante anche invocare il nome di Gesù, perché chiunque lo avrà invocato sarà salvato).
Anche gli inni e i nuovi cantici sono basati di più su frasi semplici ed emotive ripetute numerose volte durante il brano ma con musiche emozionali e crescenti in sottofondo, arrangiamenti più introspettivi, lenti, che si adeguano allo stile musicale moderno per cercare di essere più “attraenti” per un pubblico giovane ma lasciando sempre meno spazio all’inserimento di passi biblici o dottrine della bibbia.
Sebbene queste cose non sembrino avere nulla di male in sé, sono lecite in parte, ma la parola ci insegna che non tutto ciò che è lecito edifica, e tutto ciò che non edifica non dovrebbe fare parte del culto al Signore.
Vogliamo quindi cari fratelli ritornare a ciò che edifica, a ciò che è Spirituale e ciò che farà gioire nuovamente i nostri cuori. Potremmo sembrare forse pazzi, non al passo con i tempi (oscuri) di questo mondo, ma saremo ripieni di Spirito e ripieni dei suoi frutti, tra cui anche la Gioia!
Godremo tutti insieme un’anticipazione di quello che ci aspetta dopo questa vita e vivremo qui sulla terra ma proiettati verso il cielo.
La mia preghiera oggi sarà questa: Signore riempici dello Spirito Santo, facci ritornare alla Pentecoste e fa’ che possiamo cercare la tua presenza reale e tangibile. Accompagna la Tua Parola con segni miracoli e prodigi, fa’ rivivere il tuo popolo e donaci pace e gioia ancora oggi!
Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza… (Romani 15:13)
Daniele Parisi




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